Un’amica mi viene a trovare, sono ormai tre anni che non ci vediamo. Pensando di farmi una cosa gradita, mi porta in regalo un sacchetto pieno di dolci fatti a mano da sua mamma. Per di più dolci fritti, e grondanti di zucchero. Sono le 11 di mattina, e io ho appena finito di fare colazione. A onor del vero, anche a stomaco vuoto non cambierebbe nulla. Insiste perché ne provi uno, o magari anche due. Insiste perché è un regalo, perché sono deliziosi, sono fatti a mano e perché pensa di farmi un piacere.
Devo trovare una scusa plausibile, nascondere l’imbarazzo, ed eliminare i dolci dal frigo al più presto possibile. Ma la cosa più difficile è non essere capace di rifiutare dicendo la più semplice verità: che quello che mi sta offrendo non è un regalo, ma una trappola per lo stomaco e una tortura per la mente.
Senza offesa.

Mi sembra di impazzire. La mente se ne va per i fatti suoi, i pensieri si fanno incontrollabili, bui e irrazionali.
A volte non so piu’ chi sono veramente. Due opposti che si alternano, si prendono gioco di me e non mi danno tregua.

Crescere insieme allontanandosi sempre di piu’. Vita parallela che non conosci. Sai chi sono ma non mi vedi.
Mi hai incontrato cosi’, malata e nascosta. Non ti ho potuto regalare la spensieratezza di quella che ero prima, e non ti e’ possibile sapere la differenza.

Non riesco a fare altro che punirmi. Sentirmi sola, abbandonata, e incolparmi per questo pensiero. Soffio su quella scintilla di vita e felicita’ che a sorpresa riesce ancora ad accendersi. Vorrei alimentarla, e invece continuo a spegnerla, ogni giorno, senza piu’ alcun senso.

Rassegnarsi. Ci sono giorni in cui mi sembra l’unica via d’uscita. Accettarsi così, lasciarsi andare e smettere questa inutile lotta con se stessi.
Perché anche chiudere gli occhi e sognare la libertà costa troppa fatica.

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